8. Sulla riconsegna del nome Davide
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Registrazione e primi materiali – 1. Chi è Davide Cerullo – 2. L’idea dell’Albero delle storie – 3. I libri, i bambini, l’albero e gli animali – 4. La scuola e maestro Daniele – 5. Andando per scuole. E non solo – 6. La mancanza delle istituzioni, noi e la forza della poesia – 7. Dell’Albero delle storie. Ma anche di rami, asinelli e vento – 8. Sulla riconsegna del nome Davide – 9. Come è possibile contattarti? – 10. Stralcio da L’orrore e la bellezza: incontri speciali – 11. Alcune fotografie e una poesia
Davide Cerullo racconta un cambiamento da una chiamata per nome
Estratti
Io non sono stato chiamato nello strappare quelle pagine; in realtà sono stato ritrovato dal mio stesso nome. Solo che questo nome veniva da un libro che qualcuno si è dimenticato di chiudere. E questo libro si potrebbe chiamare Il vento.
La poesia è sempre l’inaspettato, è sempre la sorpresa, è sempre il nuovo, il sorprendente. E, guarda caso, dove viene? Nella cella di un carcere del padiglione Avellino, stanza 31.
Non perdetela mai, se ce l’avete, questa sensibilità alla poesia, alla parola. Non la perdete. Questo non vuol dire aggiungere parole. Non aggiungete parole alla poesia (…) La poesia non si spiega; non si capisce. È e basta e sa quello che deve fare.
Anna chiede…
Davide, ho sottomano il tuo libro e mi ha colpito tantissimo questo passaggio, tanto che l’ho incorniciato e l’ho intitolato La Parola Buona. Tu racconti che, ad un certo punto, sopra il letto mentre stavi per uscire dal carcere, trovi una Bibbia, trovi un Vangelo. Strappi le pagine che apri a caso e leggi il tuo nome. Questa restituzione del nome ti riporta la vita. Questo a me ha colpito tantissimo. Ti cito: “venivo come riammesso all’esame della vita, vedendomi restituito un nome, il mio, Davide“. Ecco, ti volevo chiedere questo: io sono un’insegnante e allora mi chiedevo se in questa tua esperienza così forte, in quel fatto che tu ti sia sentito chiamato c’è stata una convocazione? Qualcuno ti ha chiamato, ti ha restituito, ti ha rimesso al mondo attraverso il suo nome? Come tu, questa tua esperienza così forte che ti ha trapassato la carne, adesso la porti ai tuoi bambini, la porti nella tua concretezza, la porti nella tua realtà di educatore, in quello che tu fai, nell’impegno di vita che ci hai raccontato?
Davide Cerullo
Grazie per questa per questa riflessione, per questa domanda. I nostri bambini, che praticano all’Albero, vedono in me l’adulto che io non ho avuto da bambino, questo è sicuro. Beh, io non sono stato chiamato nello strappare quelle pagine; in realtà sono stato ritrovato dal mio stesso nome. Solo che questo nome veniva da un libro che qualcuno si è dimenticato di chiudere. E questo libro si potrebbe chiamare Il vento. Da dove viene il vento, dice Bobin? Da un libro antico che qualcuno non ha più chiuso. La parola sacra è probabile che sia qualcosa di sempre aperto, perché fa parte della vita di ogni essere umano, secondo me. Quindi, riconsegnandomi il nome, mi riconsegno la mia identità in qualche modo. E, quindi, mi ritrovo. Ovviamente la poesia è questa roba qua; e la poesia non la cercheremmo se non fossimo stati già ritrovati. Questo è, non si scappa.
La poesia è sempre l’inaspettato, è sempre la sorpresa, è sempre il nuovo, il sorprendente. E, guarda caso, dove viene? Nella cella di un carcere del padiglione Avellino, stanza 31. Eravamo venticinque persone, non ero solo io in quella cena e il Vangelo era proprio sul mio lettuccio. Non mi piace vedere delle cose, come posso dire, angeliche, che appartengono all’aldilà. Non mi piace. Io credo che l’aldilà sia una questione dell’aldiqua e quindi credo in Dio, poeta del cielo e della terra. Ecco, ecco potrei dire così. E, in questo senso, viene e irrompe, stravolge e sconvolge tutto.
Non perdetela mai, se ce l’avete, questa sensibilità alla poesia, alla parola. Non la perdete. Questo non vuol dire aggiungere parole. Non aggiungete parole alla poesia, perché annoiate dopo. Dopo, chiudete. Chi vi sta di fronte si chiude, non vi cerca più. La poesia non si spiega; non si capisce. Non si capisce. È e basta e sa quello che deve fare.






