Ultima modifica: 6 Aprile 2022

3. I libri, i bambini, l’albero e gli animali

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Registrazione e primi materiali1. Chi è Davide Cerullo – 2. L’idea dell’Albero delle storie3. I libri, i bambini, l’albero e gli animali4. La scuola e maestro Daniele5. Andando per scuole. E non solo6. La mancanza delle istituzioni, noi e la forza della poesia7. Dell’Albero delle storie. Ma anche di rami, asinelli e vento8. Sulla riconsegna del nome Davide9. Come è possibile contattarti?10. Stralcio da L’orrore e la bellezza: incontri speciali11. Alcune fotografie e una poesia

Davide Cerullo parla dei libri a Scampia. E degli animali e della necessità di delicatezza

Estratti

Noi, per esempio, facciamo la lettura nella stalla, dove c’è Ciro, il nostro asinello, dove c’è Vela, la nostra capra, Frida, Diego, le nostre capre: loro si uniscono poi a questa cosa ed è bellissimo che poi si affacciano nella stalla a guardare come alcune nostre lettrici leggono la storia: la lettura in stalla.

Non devi pensare, non devi leggere, non devi conoscere, perché si ha la percezione che un figlio così sia un figlio debole, fragile, che non può essere al passo con un territorio che tutti i giorni è in competizione con la moda, le marche, la pubblicità, il consumismo.

Sapete cosa fa l’ape quando si appoggia sul fiore? Cosa prende l’ape dal fiore? Il nettare. E, prendendolo, danneggia il fiore? La stessa cosa, lo stesso atteggiamento, la stessa posizione dell’ape dobbiamo avere noi. Stare attenti, anche nell’andare a fare del bene, a non danneggiare.

Maria Ramunno

I libri di Davide riportano l’esperienza della sua vita, della sua vita da bambino, la sua infanzia, nata con l’esperienza a contatto degli animali, l’esperienza di giovane pastore e l’esperienza che lo ha visto in questo territorio di contiguità con la malavita organizzata che, ahimè, Davide ci spiega, in queste situazioni ha particolare attrattiva. La strada, come scrive nei suoi testi, accoglie come una madre quei bambini che, ahimè, la scuola come istituzione non riesce sempre ad accogliere e a includere.
Mi viene in mente la ludoteca, l’albero delle storie e la storia della Bibbia, la storia del re Davide, che, appunto, Davide Cerullo legge. L’illuminazione di un uomo che ha saputo cambiare la sua storia e scriverne un’altra e che viene ricordato in un libro di storia, nella Bibbia.
La ludoteca, i bambini e i libri: che rapporto c’è tra il percorso educativo dell’Albero delle storie e il libro? Che ruolo hanno i libri tra le tante attività educative, a contatto con la natura e gli animali, che vengono proposte nella ludoteca dell’Albero delle storie, Davide?

Davide Cerullo

Io sono uno che è stato salvato, potrei dire riesumato, dalla poesia; quindi, dalla forza sanitaria della parola. Quindi, credo nel libro, anche perché le case di molti dei nostri bambini hanno un televisore per ogni stanza e non ci sono libri. Con l’albero delle storie – io, venendo da un passato senza libri e poi da quegli stessi salvato, tratto in salvo, potrei dire – non potevano non esserci libri. Libri con poche parole, perché hanno un livello di attenzione bassissimo.

Asinello Ciro. Foto di Claudia Fabris

L’asinello Ciro

Noi, per esempio, facciamo la lettura nella stalla, dove c’è Ciro, il nostro asinello, dove c’è Vela, la nostra capra, Frida, Diego, le nostre capre: loro si uniscono poi a questa cosa ed è bellissimo che poi si affacciano nella stalla a guardare come alcune nostre lettrici leggono la storia: la lettura in stalla. A molti di questi bambini abbiamo fatto prendere il vizio di aprire il libro e di sfogliarlo anche nel modo giusto, proprio per anche un senso di rispetto verso quel lavoro: cosa c’è dietro ecc. E molti dei nostri bambini oggi portano a casa un libro. E qualche volta viene strappato dalle mani di qualche genitore, perché la scuola in certe scampie del mondo è considerato un segno di debolezza. Se tu vai a scuola, sei scemo. Non devi pensare, non devi leggere, non devi conoscere, perché si ha la percezione che un figlio così sia un figlio debole, fragile, che non può essere al passo con un territorio che tutti i giorni è in competizione con la moda, le marche, la pubblicità, il consumismo.
Quindi, è una lotta pazzesca. Anche questo bambino era in lotta con queste cose, perché i ragazzi che vogliono farcela, i ragazzi che vogliono una vita, diciamo normale, sono minacciati da tutte le parti in quartieri nati fragili.

Però, l’Albero funziona. Noi abbiamo subito voluto essere casa. Mi viene da fare questa domanda: che casa siete voi? Che cosa siete? Guardate che cosa sono le nostre case; che casa siamo? Allora, non ci siamo posti questa domanda: che casa vogliamo essere? che cosa siamo? Che casa siamo per Ciro, per Giusy, per Luca, per Sharon, per Angela?
Ci siamo posti questo interrogativo, perché abbiamo approfondito la loro situazione, abbiamo ascoltato i loro bisogni, quello che era più richiesto da loro. Ah, come vorrei una casa così colorata. Ah, è sempre stato il mio sogno vivere in una casa di legno o una casa sull’albero. E allora lo facciamo; perché i bambini vanno realizzati nei loro sogni da parte di noi. Danilo Dolci diceva: ciascuno cresce solo se sognato.

Ragazzi, scusatemi, è vera questo cosa; però, deve diventare azione. Noi, quando eravamo piccoli, quelle poche volte che siamo stati piccoli, in quel poco tempo, ci chiamavano bambini a rischio quando eravamo semplicemente esplosi e da esclusi siamo diventati reclusi. Siamo andati tutti in carcere, perché qualcuno già aveva deciso per noi e ci ha convinti che noi potevano essere solo quello. Io non so cosa fate voi nella vita; però, se siete insegnanti, dovere lasciare il segno di quello che volete, diciamo, tramandare ai vostri ragazzi. perché tutti abbiamo una tremenda responsabilità.

Il problema non è quello che fai, è proprio come lo si fa. Come fai a mettere nella testa di un ragazzino che per troppo tempo è stato convinto che era così, che doveva fare il camorrista, che doveva farsi rispettare, valere e che la scuola non vale niente, non serve a niente.
Qualche volta ci prendono, hanno ragione, perché qua bisogna riscrivere il Pinocchio alla rovescia, perché ci sono bambini che vanno a scuola che sono normali ed escono che sono dei burattini. E, allora, come tenere la giusta distanza e non rischiare di andargli a chiedere l’impossibile? Dice: maestra, ma calma, calma: io vivo in una famiglia dove mi dicono il contrario di quello che mi sta dicendo lei. Però, lei è la mia maestra, quello è mio padre e mia mamma; io di chi mi devo fidare? Mi dovrei fidare mio padre e di mia mamma o no? Quindi in testa quel bambino ci sta la guerra, ci sta una lotta interna; quindi, bisogna stare attenti a non andare a chiedere l’impossibile e quindi bisogna accompagnare.

E la gentilezza viene dopo; ci vuole proprio la delicatezza. Sapete cosa fa l’ape quando si appoggia sul fiore? Cosa prende l’ape dal fiore? Il nettare. E, prendendolo, danneggia il fiore? La stessa cosa, lo stesso atteggiamento, la stessa posizione dell’ape dobbiamo avere noi. Stare attenti, anche nell’andare a fare del bene, a non danneggiare.




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