Ultima modifica: 6 Aprile 2022
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7. Dell’Albero delle storie. Ma anche di rami, asinelli e vento

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Registrazione e primi materiali1. Chi è Davide Cerullo – 2. L’idea dell’Albero delle storie3. I libri, i bambini, l’albero e gli animali4. La scuola e maestro Daniele5. Andando per scuole. E non solo6. La mancanza delle istituzioni, noi e la forza della poesia7. Dell’Albero delle storie. Ma anche di rami, asinelli e vento8. Sulla riconsegna del nome Davide9. Come è possibile contattarti?10. Stralcio da L’orrore e la bellezza: incontri speciali11. Alcune fotografie e una poesia

Davide Cerullo parla dell’Albero delle storie. Ma anche di rami, asinelli e vento

Estratti

Abbiamo cominciato a guardare gli alberi, a parlare anche con gli alberi. Gli alberi parlano, sapete. Poi abbiamo chiesto se potevamo usarli. Loro hanno in qualche modo hanno risposto. (…) E, quindi, questi rami sono diventati doni e da essi cadono corde che diventano altalene. Un piccolo stagno, con dei tronchi tagliati da noi, che diventano possibilità di ritrovare la sicurezza, perché sono insicuri.

Io mi sono ritrovato semplicemente a piantare dei nuovi alberi e ho dovuto convocare degli animali per farmi dare una mano poi nell’accoglienza dei bambini. Mi sono messo io, che venivo da una storia di pastorizia, si è messo l’asinello, si è messa la capra, si è messa la terra… io ho potuto fare tutto tranquillamente.

Noi dobbiamo andare leggeri, dobbiamo avere questa questa mania di investire in piccolo, l’infinitamente piccolo, semplice, leggero. Lasciar fare e lasciar fare il corso del giorno, della natura. Stare sempre in mezzo al vento.

Davide Cerullo

Noi abbiamo organizzato uno spazio verde; cioè, uno spazio che non era verde, era nero in realtà, doveva essere verde, ma tanti, tantissimi anni fa, hanno lasciato che diventasse nero; e noi abbiamo ci siamo messi a lavorare. Abbiamo preso questo spazio e lo abbiamo reso uno spazio sacro, secondo me.  Abbiamo cominciato a guardare gli alberi, a parlare anche con gli alberi. Gli alberi parlano, sapete. Poi abbiamo chiesto se potevamo usarli. Loro hanno in qualche modo hanno risposto, perché la terra è per l’uomo, non l’uomo per la terra. Lei è necessaria a noi. Mariangela dice “se dormi, nessun ramo ti porterà il suo dono“. Questo è bellissimo! E, quindi, questi rami sono diventati doni e da essi cadono corde che diventano altalene. Un piccolo stagno, con dei tronchi tagliati da noi, che diventano possibilità di ritrovare la sicurezza, perché sono insicuri. Le paure che gli hanno trasmesso i loro genitori, perché sono ansiosi: quei genitori che si preoccupano, ma non si occupano, perché è diverso occuparsene.

E quindi cosa facciamo? Non facciamo al loro posto, li facciamo fare da soli senza lasciarli soli, questo è importante per una propria autonomia. Per quanto “compete” a me, io mi sono ritrovato semplicemente a piantare dei nuovi alberi e ho dovuto convocare degli animali per farmi dare una mano poi nell’accoglienza dei bambini. Mi sono messo io, che venivo da una storia di pastorizia, si è messo l’asinello, si è messa la capra, si è messa la terra… io ho potuto fare tutto tranquillamente.

Luigi Ciotti dice una cosa simpatica: “io sono laureato in scienze confuse“. Noi dobbiamo andare leggeri, dobbiamo avere questa questa mania di investire in piccolo, l’infinitamente piccolo, semplice, leggero. Lasciar fare e lasciar fare il corso del giorno, della natura. Stare sempre in mezzo al vento, che ti porta da qualche parte. Così, molto leggeri, semplici, naturali. Accogliere come quello che ancora non ha capito, ancora non sa niente. La vita non è quello che capiamo noi; la vita la possiamo solo vivere. Non la possiamo capire, perché se la vita fosse solo quello che capiamo noi, sarebbe finita da un bel po’.




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