5. Antonella Capetti
Sfoglia l’indice dei contenuti
Registrazione e primi materiali – 1. Chi è Silvia Vecchini – 2. Il giuramento del poco poco – 3. Silvia Vecchini – 4. Eleonora Menghini – 5. Antonella Capetti – 6. Ilaria Gradassi – 7. Silvia Vecchini e Sualzo: il fascino del minuscolo
Chi è Antonella Capetti
Passiamo adesso la parola ad Antonella Capetti.
Antonella Capetti è nota nel nostro mondo come la “maestra dei libri”. Non soltanto è maestra – ha iniziato nella scuola dell’infanzia, poi ha proseguito nella scuola primaria – ma ha questo sguardo che, l’ho visto ieri per la prima volta in diretta, mette completamente a mio agio. È anche molto conosciuta come scrittrice. Ha pubblicato recentemente un libro, proprio legato agli albi, A scuola con gli albi. Insegnare con la bellezza delle parole e delle immagini, sempre edito da Topipittori. Inoltre, tiene un blog molto seguito, APEdario [vedi anche APEdario, pagina Facebook], che era stato citato precedentemente da Eleonora.
Lascio la parola da Antonella senza volerle rubare altro tempo, perché siamo molto interessati a sentire la sua esperienza.
L’intervento di Antonella
Estratti
Questa dell’imparare le poesie a memoria è una pratica ormai quasi abbandonata, ma che invece, per certi versi, sarebbe da riprendere, soprattutto lasciando liberi i ragazzi e i bambini di scegliere quali poesie imparare a memoria.
Le parole e il silenzio sono cura e diventano davvero atti di estrema gentilezza, come lo sono gli sguardi, come non sono l’attenzione, come lo sono i gesti dentro la scuola.
Non a caso le poesie più belle scritte in classe sono quelle scritte da bambini che non padroneggiano completamente la lettura e la scrittura.
Antonella dice…
Grazie di cuore a tutti per l’invito, grazie ad Alberto grazie a Silvia, grazie a Eleonora, che prima raccontava del nostro incontro.
Devo dire che è molto strano partire sulla scia di quello che ha raccontato Eleonora, perché è stato molto emozionante. Faccio fatica a inserirmi, perché ha fatto un lavoro bellissimo che io non sarei capace di fare perché non sa usare i padlet. Sono una maestra vecchia ormai, però mentre anche Silvia raccontava i suoi libri, il suo lavoro, il suo sguardo, mi ritrovo a pensare a tutto quello che mi hanno insegnato i suoi libri, a quanto mi hanno accompagnato in questi anni. Alcuni sono qui dietro di me, ma sono molto pochi, perché la maggior parte sono a scuola: sono nella biblioteca di classe, sono in prestito ai ragazzi, alcuni sono nella libreria del mio nipotino che ha un anno e mezzo, finalmente qui. Uno l’ho regalato al suo papà quando lui è nato; insomma, i libri di Silvia e anche di Sualzo, quindi le graphic novel e via dicendo, anche quelle per i grandi, accompagnano un po’ la mia vita non solo professionale, ma anche personale.
Uno dei miei primi incontri con Silvia della mia classe – che ormai è in prima superiore – con la quale ho iniziato questo lavoro sistematico con la lettura degli albi in classe, è stato attraverso la poesia Un desiderio è un pesciolino tra le onde, che a tutt’oggi uno dei post più letti di APEdario. L’ho scoperto casualmente ieri sfogliando APEdario ed è forse al quinto, sesto posto per maggiori visualizzazioni. È tratto da In mezzo alla fiaba.
Un desiderio
è un pesciolino tra le onde
fa capolino poi si nasconde
guardati dal chiedere che per forza
si esaudisca
che il tuo cuore nell’avere
non si appesantisca
che la brama di possedere
del potere
non ti vada di traverso come lisca!
Un desiderio è un pesciolino d’oro
il suo luccichio
è il vero tesoro
meglio guardarlo dalla riva
salutarlo quando arriva
scambiarsi mille gentilezze
lasciarlo andare.
È solo un pesce.Silvia Vecchini, In mezzo alla Fiaba, Topipittori
E questa poesia di Silvia che noi avevamo letto, dopo aver letto, appunto, la fiaba del pesciolino d’oro, del pescatore e sua moglie, mi ha riportato proprio al tema della gentilezza, ma in maniera assolutamente casuale, perché è proprio la prima poesia di Silvia che ho letto e che i bambini hanno scritto in classe, poi ricopiandola sul loro quaderno. Ed è anche la prima poesia che hanno imparato a memoria. Questa dell’imparare le poesie a memoria è una pratica ormai quasi abbandonata, ma che invece, per certi versi, sarebbe da riprendere, soprattutto lasciando liberi i ragazzi e i bambini di scegliere quali poesie imparare a memoria. Una volta che l’ha imparata, una poesia è davvero tua e te la puoi costruire dentro di te, anche in assenza del libro. Quel lavoro ci ha portato ad accostarci davvero alla poesia in tante sue forme.
Noi abbiamo cominciato con In mezzo alla fiaba, ma poi ho inserito alcune immagini tratte dal libro che è edito da Topipittori, di cui prima la lettrice Elisabetta ha letto quella relativa al brutto anatroccolo e anche lì tornava un rimando e mi dicevo: perché non ho inserito quel lavoro?
Anche quest’anno abbiamo lavorato sulla poesia di Silvia. Sapere chi sei veramente è una poesia molto bella; noi l’abbiamo ritagliata decostruita e i ragazzi e le ragazze hanno ricostruito delle poesie assolutamente personali utilizzando solo alcune delle parole della poesia di Silvia.
Poi, da questo passaggio dalla fiaba alla poesia siamo passati – eravamo ormai arrivati in terza – a riflettere sul silenzio e sulle parole, perché le parole e il silenzio sono cura e diventano davvero atti di estrema gentilezza, come lo sono gli sguardi, come non sono l’attenzione, come lo sono i gesti dentro la scuola.
Il libro che Silvia ha dedicato al silenzio è La mia invenzione, scritto da lei e illustrato da Maria Giròn per Edizioni Corsare. Anche qui ho messo un paio di doppie pagine illustrate per mostrarvi alcune immagini del libro.
I ragazzi e le ragazze hanno ascoltato la lettura di questo di questo albo illustrato, hanno ammirato le immagini e poi hanno lavorato in autonomia sul silenzio.
Simone ha raccontato lo scherzo delle parole.
Questo silenzio
che mi sfugge dalle mani.
Il silenzio che mi serve
per giocare.È un sentimento c
che ti sbarra
la stradaIl silenzio
che ti fa dormire
però poi vieni
e mi dici
che hai fatto uno scherzo
alle parole.Simone
Oppure, la poesia di Flavio
Il silenzio
è un autobus
che resta sempre
fermo.
Il silenzio è
un leopardo che
aspetta di attaccare.
Il silenzio è
una lista vuota.
Il silenzio è un
cavallo che
non nitrisce.
Il silenzio è tutto.Flavio
Dal silenzio siamo passati al lavoro sulle parole. Ho sempre in mente questo bambino in grande difficoltà con la scrittura e con la lettura, che mi dice “Anto, ora me ne scrivo una per me”. Era commovente questa sua frase. Chandra Candiani dice “in poesia gli asini corrono liberi” ed è effettivamente così. Non a caso le poesie più belle scritte in classe sono quelle scritte da bambini che non padroneggiano completamente la lettura e la scrittura. Spesso da bambini che non padroneggiano nemmeno la lingua italiana.
Non a caso nel libro della Candiani Ma dove sono le parole? sono proprio poesie scritte da bambini dell’hinterland milanese.
I laboratori della Candiani spesso sono proprio realizzati nelle scuole multiculturali.
Abbiamo poi lavorato sulla parola, abbiamo fatto la grammatica delle parole, la morfologia delle parole; quindi, gli aggettivi che possono essere attribuiti alle parole, i verbi che possono essere attribuiti alle parole. Poi, abbiamo lavorato sulla sintassi delle parole: che cosa fanno le parole e come sono le parole.
E abbiamo costruito poi delle similitudini e delle poesie.
Tutto questo lavoro ci ha avvicinato di nuovo alla produzione poetica e mi piace qui riprendere una poesia che citava prima Silvia dal suo libro Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, che è Fare un errore.
Fare un errore
non c’è niente di male
fare un errore è normale
tutti lo sanno che a tutti
può capitare
ma non c’è niente di peggio
che aspettare, per fare il tuo errore,
di essere te quello scelto a tirare
il calcio di rigore(Silvia Vecchini, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa interno, Topipittori)
E, qui sotto, vedete i primi tre versi della poesia S.N., 9 anni:
Fare un errore
è stato il nervoso
di me stessa
[…]
Questa poesia ha dato poi luogo a diverse interpretazioni, che sono state realizzate proprio insieme a Silvia.
Noi abbiamo avuto nel ciclo precedente la fortuna, in terza, di avere Silvia con noi in un laboratorio nelle due classi. Durante quel laboratorio Silvia ha fatto scrivere i bambini: a terra, su dei quadernini che loro avevano realizzato proprio per l’occasione sulla base di alcune poesie tratte dai suoi libri, ma anche sulla base anche di poesie di Giusi Quarenghi, di Davide Rondoni. E dopo quella esperienza con lei, proprio perché crediamo nel potere delle parole, nella cura delle parole, nella gentilezza che la parola permette nella relazione con gli altri – una ragazzina nei giorni scorsi diceva “dalla rabbia nascono le parole brutte, dalla bellezza nascono le parole belle” – abbiamo cominciato a scrivere poesie. E abbiamo cominciato a pensare che fosse bello raccogliere le poesie scritte dai bambini.
Questa è la poesia Io potrei essere tutto, che ha poi dato il titolo a questa raccolta, questo libro di poesie delle classi terze di Carimate Montesolaro, che erano i due plessi in cui lavoravo fino a qualche anno fa. Ora invece lavoro solo a Carimate, perché abbiamo lì due classi.
Io potrei essere tutto è la raccolta di due poesie per ciascun bambino delle due classi, quindi un totale di 116 poesie, che loro stessi hanno scelto e che sono state unite in questa piccola antologia poetica, di cui Silvia ha scritto la prefazione e che raccolgono tanti sguardi bambini sulla loro vita, sul mondo degli adulti, sui rapporti con i fratelli.
Prima Alberto diceva “Antonella è una scrittrice”; in realtà io non riesco a ritrovarmi in questa definizione: faccio la maestra e quindi mi ritrovo nella definizione solo di maestra. Però, questo è come se questo fosse il mio prodotto editoriale più tenero, più soave, più dolce, anche più gentile.
Vi leggo questa poesia di Cristian che dice:
Fare un errore
è stato un disastro
ma sono gli errori
che ci rendono noi stessi
che ci rendono umani.Cristian
[altre poesie sull’errore in APEdario: link al blog di Antonella Capetti]
Ecco, mi piaceva lasciarvi con la collaborazione che abbiamo avuto la fortuna di avere con Silvia nel 2020, quando è uscito A più voci, che è un sussidiario dei linguaggi. Silvia e Sualzo hanno scritto e illustrato, per questo corso della scuola primaria della 4a 5°, Queste mie parole, che è veramente la perla di questo corso dei linguaggi. Parole e silenzio è uno di questi capitoli.
Queste sono le riflessioni delle ragazze e dei ragazzi che lavorano in classe con me dalla prima, anche quest’anno, e che, appunto, trovano la possibilità di riflettere ogni volta sulla parola. Io provo attraverso la lettura, attraverso i libri, attraverso gli albi e anche tanto attraverso la poesia…, proviamo davvero ad essere gentili gli uni con gli altri. Quando prima Silvia raccontava la necessità di esserlo davvero, di provare ad esserlo sempre, di provare ad esserlo con onestà, io mi sono sentita vagamente a disagio, perché, come credo a molti di noi, spesso vengono in mente più i nostri errori che non le cose che riusciamo a fare bene.
Sono contenta di essere qui questa sera anche perché questa è un’occasione davvero per riflettere sul nostro lavoro e su come continuare a farlo in maniera gentile e in maniera umana. Grazie.
—
Grazie, Antonella. Grazie soprattutto per il tuo essere maestra, così, a tutto tondo. È veramente quello che noi cerchiamo. Quando la scuola incontra delle persone come Silvia, diventa tutto più facile. E anche il nostro sguardo riesce ad allenarsi a una lunghezza d’onda che sia più consona al nostro essere maestri e maestre. Poi lo si è probabilmente a qualsiasi età, indipendentemente dal ruolo che abbiamo nel momento in cui siamo di fronte all’infanzia, ai ragazzi, ai bambini, e a volte, forse, anche ai loro genitori, sicuramente anche nei confronti di noi stessi.
Condivido anche con te questa postura del mettersi tanto in discussione. Lo continuiamo a fare, lo continueremo a fare, perché forse questo è quello che ci dà il senso anche del nostro essere piccoli, tutto sommato. Quindi, è un dono anche quello, anche malgrado le nottate, a volte, che ci fa passare su quello che avremmo potuto fare meglio: c’è proprio un sentire tanto di scuola in chi si pone questa domanda.
Grazie ancora, Antonella, per tutto quello che ci hai detto e soprattutto per quello che fai.











