2. Il giuramento del poco poco
Sfoglia l’indice dei contenuti
Registrazione e primi materiali – 1. Chi è Silvia Vecchini – 2. Il giuramento del poco poco – 3. Silvia Vecchini – 4. Eleonora Menghini – 5. Antonella Capetti – 6. Ilaria Gradassi – 7. Silvia Vecchini e Sualzo: il fascino del minuscolo
Il giuramento
Estratti
Se noi vogliamo avere o ritrovare o scegliere di avere uno sguardo gentile, dobbiamo prima avere uno sguardo molto lucido sulla realtà e su come questa realtà infligga tante volte delle ferite alla gentilezza, all’amorevolezza, alla tenerezza.
Assumere invece tutta questa realtà e farne però un giuramento di tenuta e di fedeltà alla propria delicatezza.
Questo giuramento, che tiene conto del seme, del niente dentro al seme, dell’ombra piccola, dell’impercettibile che viene alla luce, ecco, secondo me, ha molto da dire a chi insegna. Questo poco poco, questa attitudine a non trascurarlo, ma a farlo crescere, a vederlo. a notarlo. Perché, se lo vediamo noi, allora può essere alimentato. In qualche maniera può essere anche salvato.
Dice Silvia

Questa sera io ho pensato di condividere con voi, alcune cose sì dei miei scritti, ma proprio quello che diceva Alberto: più un sentire. Ho scritto un saggio, che si intitola Una frescura al centro del petto, un saggio sull’albo illustrato nella crescita e nella vita interiore dei bambini. È uno studio che ho fatto con molto piacere, molta passione attorno a cose molto sottili, come la vita interiore dei bambini, addirittura la loro ricerca spirituale pensando proprio che i bambini si mettono alla ricerca molto presto e sono capaci di grandi domande, che spesso noi trascuriamo. Ho voluto mettere insieme questo aspetto un po’ trascurato dagli adulti.
A volte il nostro intervento è indirizzato ad alcune cose della loro vita interiore e ce ne sono tante altre che non vediamo, ma che nei bambini ci sono e sono sempre in movimento, sono sempre in trasformazione.
Dentro questo saggio, dove provo e esplorare anche il rapporto con l’albo illustrato, con le prime storie e le grandi domande, ho messo un giuramento. Non l’ho scritto io, l’ha scritto una grande poeta, Mariangela Gualtieri, che abbiamo appena sentito letta anche da Elisabetta.
Ho preso in prestito questo giuramento e l’ho messo dentro al saggio, perché, secondo me, ha molto da dire a chi sta con i bambini e con i ragazzi. Ha da dire a tutti, però ho pensato di portarlo anche stasera, perché mi sembra che possa dire qualcosa su questi sguardi gentili e umani. Ecco, secondo me, se noi vogliamo avere o ritrovare o scegliere di avere uno sguardo gentile, dobbiamo prima avere uno sguardo molto lucido sulla realtà e su come questa realtà infligga tante volte delle ferite alla gentilezza, all’amorevolezza, alla tenerezza. Anche la realtà della scuola.
Quindi, uno sguardo lucido, che tenga conto di queste contraddizioni, di queste forze contrarie e che ne tenga conto prima di tutto per noi. Noi come adulti, secondo me, dovremmo avere questo sguardo prima rivolto verso di noi: vedere quanta della nostra amorevolezza o gentilezza o tenerezza viene ferita dalla realtà e viene in qualche modo svalutata, calpestata o trascurata per tenere, per, invece, tenere. Cioè, senza fare finta che questa ruvidezza, questo profilo ruvido della realtà, che incontriamo anche a scuola (che può essere la fatica, possono essere le relazioni con i colleghi, con i genitori – ognuno sa qual è questo margine ruvido). non ci sia. Assumere invece tutta questa realtà e farne però un giuramento di tenuta e di fedeltà alla propria delicatezza. Tutto questo lo dice molto meglio Mariangela Gualtieri; quindi, se Elisabetta vuole, ce-lo legge. È un giuramento che è per noi
“Giuro per i miei denti di latte” giuro per il
correre e per il sudare giuro per l’acqua e
per la sete giuro per tutti per i baci d’amore
giuro per quando si parla piano la notte
giuro per quando si ride forte giuro per la parola no
e giuro per la parola mai e per l’ebrezza
giuro, per la contentezza lo giuro.Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro
quel seme. Perché da quel niente
nasce ogni frutto. Da quel niente
tutto viene.(Mariangela Gualtieri, da So dare ferite perfette, in Senza polvere senza peso, Torino, Einaudi, 2006)
Questo è un testo bellissimo. Questo giuramento, che tiene conto del seme, del niente dentro al seme, dell’ombra piccola, dell’impercettibile che viene alla luce, ecco, secondo me, ha molto da dire a chi insegna. Questo poco poco, questa attitudine a non trascurarlo, ma a farlo crescere, a vederlo. a notarlo. Perché, se lo vediamo noi, allora può essere alimentato. In qualche maniera può essere anche salvato. Secondo me, dovremmo crederci di più e mantenere fede a questo giuramento. Uno sguardo gentile e pacifico a scuola per me vuol dire tenere fede a questo giuramento, vuol dire vedere quel poco poco e dargli valore, qualcosa di quasi impercettibile che viene alla luce, e portare fino in fondo questo gesto credendo prima di tutto nelle parole che diciamo, nelle parole che sono condivise nella lettura, nelle parole che condividiamo dentro la relazione, in tutte le direzioni in cui vanno le parole.






