Ultima modifica: 13 Aprile 2022

4. Marianna Vaccalluzzo

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Registrazione e primi materialiPoesia di benvenuto1. Nicoletta Bertelle2. Bimba Landmann3. Elsa Assolari4. Marianna Vaccalluzzo5. Ilaria Chiara Maggio6. Marzia Cassandro7. Sara Corti8. Loretta Serofilli9. Un seme amico che vola10. Disegni e parole di pace

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Estratti

Mappe di Bimba, in particolare è di questo che voglio parlare stasera, ha offerto e offre diversi spunti per una lettura condivisa insieme ai bambini e alle bambine, dove, appunto, il bambino e la bambina, che legge e guarda le immagini accanto a te, riesce a trovare strada facendo la propria voce, sì, le proprie crepature, perché i bimbi ne hanno di crepature, le proprie aderenze, le risonanze, appunto.

Ci siamo seduti vicino, accanto; era un bimbo spezzato, completamente spezzato. E allora io mi sono seduta a terra, gli ho preso le mani e gli ho detto “guarda, andiamo insieme in un posto”. Lui continuava a piangere. “Luca, andiamo insieme in un posto!”.

Io gli chiedo “come senti il cuore?”. Questa è una frase che noi chiediamo spesso nel nostro gruppo dei bambini: “Lo senti che batte forte, che batte piano?”. Lui mi dice “piano”. Ecco, da lì in poi lui mi fa altre domande, appunto, sul mare. E lui si calma.

Marianna VaccalluzzoMarianna dice…

Che grande emozione. Voglio ringraziare con amore Bimba, Nicoletta, Cristina e anche Loretta, proprio un grande nutrimento per noi persone di scuola.

Desidero iniziare la mia piccola testimonianza dicendovi che cos’è per me il libro o l’albo illustrato in genere: per me come essere umano e per me come persona di scuola, anche. L’han detto Bimba e Nicoletta; insomma, l’albo, il libro, è uno strumento potente. Lo è perché è vivo. È vivo: per quello è potente. È fatto di parole, di immagini che risuonano in noi provocando delle vibrazioni. Quanto volte diciamo “quel libro mi sta traducendo?”. “Questa immagine mi sta raccontando qualcosa che mi appartiene”, quella risonanza.

Mappe di Bimba, in particolare è di questo che voglio parlare stasera, ha offerto e offre diversi spunti per una lettura condivisa insieme ai bambini e alle bambine, dove, appunto, il bambino e la bambina, che legge e guarda le immagini accanto a te, riesce a trovare strada facendo la propria voce, sì, le proprie crepature, perché i bimbi ne hanno di crepature, le proprie aderenze, le risonanze, appunto.
Mappe delle mie emozioni è un libro che contiene, come avete visto prima, dei territori, delle terre. Territori che ampliano le possibilità di chi sta leggendo l’immagine. Le amplia le possibilità. E poi è un libro, come tutti i libri, che rivive nuovamente dopo averlo letto con l’adulto. Rivivono, si riempiono di dettagli, proprio di chi l’ha letto e di chi l’ha guardato.

Ebbene, quello che io vi voglio raccontare in modo molto breve è che una mattina – io insegno in una scuola dell’infanzia – c’era un bambino che stasera voglio chiamare Luca, un bambino molto molto arrabbiato, un bimbo che aveva picchiato, un bimbo che ne aveva fatti di tutti i colori. E, dopo, piangeva, piangeva tantissimo; era per l’appunto arrabbiato, urlava. Lo sappiamo noi che, quando i bambini che piangono in quella maniera lì, non li ferma più nessuno e non sanno neanche poi più perché piangono. E io un po’ non sapevo più che cosa fare; non sapevamo – ero con la mia collega – che cosa si poteva fare per calmarlo. Ci siamo seduti vicino, accanto; era un bimbo spezzato, completamente spezzato. E allora io mi sono seduta a terra, gli ho preso le mani e gli ho detto “guarda, andiamo insieme in un posto”. Lui continuava a piangere. “Luca, andiamo insieme in un posto!”.

Mappa della Rabbia

La Mappa della Rabbia con i posti visitati da Luca (link all’immagine ingrandita)

Lui smette un attimo di piangere. Io vado a prendere il libro di Mappe, lo apro sulle Terre di Rabbia e lui mi dice “questo è un libro, non è un posto” e io gli dico “i libri sono anche dei posti magici, sono dei posti magici”. Poi, apro Mappe a questa pagina e gli dico “guarda, noi siamo su quella barca. La vedi? Lo vedi sul sentiero, sul Ruscello del Veleno? Le senti le montagne che urlano?”. E intono un urlo, fortissimo. Arrivano anche gli altri bambini. “Luca, le vedi le Pietre Taglienti, senti le urla a Zanta, la Città Infuocata?”. Lui smette di piangere, si trova dentro insieme a me in quel territorio e mi chiede: “chi è quel drago rosso?”. Io, sempre con il dito: “io, io? Il guardiano, di quel castello”, poi dico “guarda, girati, c’è anche il lago”, e, poi, lui mi chiede “perché l’acqua intorno a questa mano di isola è un po’ chiara sopra e un po’ chiara sotto?”. “Perché dove è rosso è un mare incandescente e bollente”. “E quelle persone laggiù, laggiù sul dito, chi sono?” “I giganti rossi”.
Insomma, rimaniamo li all’interno, sopra questa mano, tantissimo. Lui non piange più. Io gli chiedo “come senti il cuore?”. Questa è una frase che noi chiediamo spesso nel nostro gruppo dei bambini: “Lo senti che batte forte, che batte piano?”. Lui mi dice “piano”. Ecco, da lì in poi lui mi fa altre domande, appunto, sul mare. E lui si calma.

Questo viaggio, che era la prima volta che utilizzavo così, era incarnato in me, perché l’ho letto; prima di proporre i libri ai bambini, me li mangio; e poi avevo visto dei video di Bimba.
Ha fatto bene ad entrambi. A me dal punto di vista umano, perché mi ha permesso di stanare, e uso questa parola “stanare”, una modalità nuova di relazione, di relazioni e di entrare, appunto, in contatto con un bambino che è spezzato, completamente spezzato, di accoglierlo e di fargli spazio in quella maniera lì. A lui ha permesso di sentire, riconoscere alcuni elementi della rabbia, perché si fa così, e poi di stemperarli. Come fanno questi grandi artisti con i loro acquerelli. Poi, ovviamente, sono nate delle mappe.

E io volevo ringraziarti Bimba; l’ho già fatto, ma, davvero, grazie.

Bimba Landmann: sono io che ti ringrazio, Marianna, perché è commovente il tuo racconto davvero. Ci si augurerebbe davvero di incontrare delle maestre così nel proprio percorso di crescita. Complimenti davvero per la tua umiltà e per il tuo desiderio di metterti all’altezza di un bambino e di condividere con lui quello che è la vita. I bambini a volte fanno fatica a decifrare, magari, delle cose molto grandi e complicate, ma penso che questo sia un modo veramente prezioso. Grazie. Grazie.

Chi è Marianna Vaccalluzzo

Marianna Vaccalluzzo è insegnante della scuola dell’infanzia di via Sospello, a Torino.




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