Ultima modifica: 16 Giugno 2022
Settimana della gentilezza a scuola > Sguardi gentili e umani a scuola > 2 maggio: Luca Chieregato > 5. Meditazione sulla gratitudine ed esperienza di gruppo

5. Meditazione sulla gratitudine ed esperienza di gruppo

Registrazione e primi materiali1. Chi è Luca Chieregato2. Gram… matematica!3. Mi presento… e altre storie su di me, ma non solo4. Il fanciullo invisibile5. Meditazione sulla gratitudine ed esperienza di gruppo6. Di notte e di sogni7. Al termine del percorso… grazie!

In questa sezione, riportiamo un’esperienza che ha attraversato l’umano sentire di tutti noi. Luca ci ha proposto un momento di meditazione condotto da lui. Un dolce abbandonarsi al nostro respiro, che, a occhi chiusi, ci ha condotto verso i nostri territori interiori. Abbiamo sperimentato il sottile movimento della gratitudine verso e con il nostro compagno più prezioso: noi stessi. Abbiamo attraversato vie, sentieri, valli, piazze, fiumi, coste, laghi immaginari, e quindi reali. Ci siamo ritrovati a diretto contatto con una nostra peculiarità, una nostra qualità. E l’abbiamo portata agli altri.
Il senso di questa trascrizione, consci che si tratti comunque di un impoverimento rispetto all’esperienza vissuta insieme, vuol essere il desiderio di condividere la bellezza di un momento che ci ha dato coraggio e consapevolezza, perché possa essere di tutti, possa essere ancora nostro.

La meditazione sulla gratitudine (audio)

Adesso, se avete voglia di seguirmi in questo piccolo viaggio, chiudete gli occhi.
E, se potete, mettetevi in una posizione sulla sedia che sia non troppo svaccata. In mindfulness si chiama “vigile e degna”; ha un nome specifico questa posizione, per cui metto le mani sulle gambe, tolgo i gomiti dal tavolo e mi preparo a stare qualche minuto a occhi chiusi e in silenzio.

Verificate quali siano i punti di contatto del corpo, del sedere, delle gambe sulla sedia, la linea della schiena, quali sono le tensioni nei polsi, nelle braccia, nelle gambe.

Posizione del

Posizione delle labbra semiaperte durante la meditazione

Ora facciamo una cosa un po’ difficile-aprite un attimo gli occhi, così vedete-: lasciamo una piccola fessura tra le labbra -guardate me- non è il dentista, non è aaaahh, non è neanche ffffhh… è questa roba qua… lasciamo che da lì l’aria esca e l’aria entri.

Occhi chiusi, grazie. Non sarà facile tenere le labbra aperte, perché non lo facciamo mai; siamo abituati a vivere a labbra serrate; quindi, vi verrà da deglutire, da leccarvi le labbra, da chiudere, da serrare. Va tutto bene. Fate quello che volete; la cosa che mi importa di più è che appena potete torniate a bocca aperta. Quindi, mi accorgo con le labbra che deglutisco, che lascio questa posizione e poi ci torno.

E mi occupo del mio respiro.

Occuparmi del mio respiro significa lasciarlo esistere per come è.
Non lo voglio controllare, non lo voglio neanche giudicare. Non è regolare, lento, veloce, irregolare. Il mio respiro è il mio respiro alle 22 e 03 di oggi.

Io sono testimone del mio respiro

Lo guardo accadere

Come guardo, di solito, il temporale, la cascata, l’oceano, l’arcobaleno

Io sono testimone del mio respiro.
Lascio che sia com’è

E ascolto come sto.

Questa piccola esperienza serale mi inquieta? Va bene. Mi annoia? Va bene.
Mi calma? Va bene.
Non provo alcuna emozione? Va bene

Ascolto come sto

Bocca aperta: l’aria entra ed esce

Sono a occhi chiusi, con la bocca appena aperta e ascolto il mio respiro.
Porto la mano al petto e cerco il battito

La bocca sempre un po’ aperta

Cerco di percepire il battito,
il mio respiro, il mio cuore
e questa è casa

Arriveranno pensieri, emozioni.
Forse non arriva niente; io sto con quello che è

Faccio un volo dall’alto, sempre a occhi chiusi
e sono
gli occhi di un uccello che vola sopra il mare

Immaginate, a occhi chiusi, con la bocca aperta, che state volando in alto sopra un mare

Vedetevi proprio
che planate in alto in alto in alto. Guardate proprio le onde piccole che si infrangono sulla spiaggia o sugli scogli.
Volando, piano piano prendete contatto con la terra, non nel senso che vi abbassate, ma volate verso la terra

Guardate se sono scogli, se c’è sabbia.
Dopo gli scogli, dopo la sabbia inizia una città. Bellissima

Molto grande

Andate in alto.
Dall’alto guardate le case
gli alberi
i palazzi i parchi i fiumi

Guardate i colori, le vie

Ci sono ristoranti all’aperto
panchine parchi altalene

Forse c’è un lago

La bocca è ancora aperta
sono in contatto con il cuore, gli occhi sono chiusi
e io sono un uccello che sta volando sopra una città bellissima

Ci sono bambini
persone che giocano

C’è un fiume
alberi prati

Quella città, immensa e bellissima, sei tu

Dentro te ci sono strade vie palazzi boschi

Prati margherite bambini fiumi

C’è la via della gratitudine, c’è il sentiero del coraggio,
c’è il parco della stanchezza
c’è il vicolo della solitudine, l’osteria dei ricordi

Quella città bellissima e immensa sei tu

Vola sopra la tua città
guarda quante cose belle ci sono dentro.

C’è il ponticello del coraggio, il lago della tenerezza

Ci sono i sentieri dei baci mancati e dei baci dati

C’è piazza delle canzoni preferite

C’è il viale della nostalgia

Come un uccello, scendi
scegli un luogo caro bellissimo in questa città dove voi posare le zampe

Scegli un posto bellissimo dentro te
che in questa città può essere una piazza, una via, un angolo, una panchina, un ristorante
il giardino di una scuola bici
decidi dove vuoi appoggiarti

Ti posi dentro una tua qualità, una tua risorsa

Decidi su quale delle tante tue risorse vuoi appoggiarti
posa le zampe

E stai lì, in contatto con questa tua qualità

qual è
ascolta

coraggio tenerezza grazia
ascolto cura
determinazione generosità sensibilità

qual è il luogo caro dove che ti sei appoggiata

Mentre sei lì con le zampe appoggiati su questo posto bellissimo, sperimenta la gratitudine per te

Sii grata a te per questa tua qualità

Sii grato e grata a te per questa tua risorsa
stai in contatto con questa risorsa per un po’

Cerca nelle cartoline della memoria occasioni, episodi in cui hai sperimentato, hai onorato questa tua qualità

Cartoline momenti attimi in cui hai sperimentato la tua sensibilità
magari hai onorato la tua tenerezza
hai valore alla tua gentilezza o al tuo ascolto, alla tua determinazione, alla tua curiosità

Sii grata
per questa tua qualità

Sollevati con le ali
saluta questo luogo caro che hai visto
e torna in alto a guardarlo
e vola vola vola su tutta la città

Sollevati piano piano e poi vola su tutta la città

Guarda quant’è bella, quanto è ampia e poi torna verso le pendici del mare

Le onde che si infrangono sulla sabbia, sugli scogli a seconda di come è fatta la tua città
e poi vedi ancora che vai verso il largo, verso il mare

Respira, ascolta come stai

Senti il sedere sulla sedia
ascolta come stanno le tue labbra come sta il tuo cuore

Respira

Tra poco apriremo gli occhi e dovrai provare a mantenere questa qualità di contatto che hai sperimentato in questi otto minuti.
Qui siamo stati a occhi chiusi, senti che cosa sarà aprire gli occhi mantenendo questo contatto, questo calore

L’emozione e i pensieri generati dall’entrare in contatto con una tua risorsa

Senti i piedi per terra, le gambe sulla sedia, la mia voce.
Quando vuoi, lascia che la luce ti apra piano piano gli occhi. Piano piano

Sempre a bocca aperta
torna qui
mantenendo questa qualità

Non perdere questa qualità.
Mantienila

Apriamo gli occhi piano piano

Lascia che la luce te li apra
torna qui

Ritrovarsi per piccoli gruppi

Ora faremo una piccola esperienza, un piccolo esperimento.

Vi ho assegnato assolutamente casualmente una piccola stanza virtuale, dove vi troverete insieme a qualche altra persona che ha giocato con voi e che sta partecipando alla riunione. Vi troverete per qualche minuto in due o tre persone. Se avete desiderio, potete raccontare a queste persone la piccola risorsa che avete messo a fuoco in questo viaggio a occhi chiusi.
Non siete obbligati a farlo; se avete voglia, lo fate; se non vi va, non lo fate. Se non volete farlo e nessuno dei partecipanti della stanza vuole farli, fate conversazioni per cinque sei minuti. Se vi va di farlo fino in fondo, il gioco prevede che ognuno racconti per un paio di minuti la risorsa che ha messo a fuoco e gli altri fanno una cosa difficilissima: ascoltano. Non commentano, non interrompono, non finiscono la frase degli altri; hanno un ruolo bellissimo che si chiama il testimone, perché sono testimoni della risorsa che hai messo a fuoco.

C’è assoluta la libertà; se non ti va di farlo non lo fai; non è un errore. È un gioco. Dura 6 minuti.
Poi torneremo qui e chi ha voglia, chi vorrà, potrà condividere come è stata la sua esperienza di essere entrato in contatto con sé e di avere raccontato questa cosa bella agli altri. Per qualcuno di voi non sarà facile. A proposito della crudeltà di cui parlavamo prima, se sei cresciuto in una scena di crudeltà non sei abituato a parlar bene di te stesso in pubblico, perché magari anche te, come me, si è cresciuto con il famoso proverbio “chi si loda s’imbroda” e quindi di dire le cose belle di te agli altri non hai tanta voglia. Sperimentalo, se ti va. La persona che incontrerai probabilmente per te è uno sconosciuto, una sconosciuta, che semplicemente ha il ruolo di testimone. Ascolta il fatto che tu gli dici “io in quella città ho messo in contatto la mia generosità, con il mio coraggio, con la mia tenerezza…”. L’altra persona ti ascolta e poi ti racconta il viaggio che ha fatto lei, se ti va.

Mancano pochi minuti alla fine del nostro viaggio; quindi, io lascerei qualche minuto la parola a voi, prima di dedicarvi la storia della buona notte, anche perché poi in tanti di voi avete chiesto serenità calma serenità calma serenità calma serenità calma. Quindi, la storia finale sarà una specie di favola della buonanotte.

Se qualcuno ha voglia di condividere l’esperienza che ha fatto in coppia o anche visto quella da solo, può parlarne adesso. Se qualcuno vuole, può anche dire come è andata l’esperienza di sentirsi ascoltati da qualcuno che magari non si conosce. Parola a voi per qualche minuto.

Per me è stato un bellissimo viaggio, mi ha commosso e ho incontrato la parte leggera; quindi ho incontrato la leggerezza e ho incontrato la sensibilità. Sono stata con loro.

Con la tua leggerezza e con la tua sensibilità

Ti va di dirci come era fatto questo posto(, Tina)?

Sì, certo. Era una piccola cittadina con casette colorate., erano piuttosto basse. Era tutta circondata da un fiume verde, ma proprio verde, un verde bellissimo. C’erano tanti tanti gabbiani. C’era il mare vicino e poi c’era gente che andava in bicicletta, biciclette parcheggiate ovunque.

(Tina,) tu da oggi sai che dentro di te c’è gente che va in bici. Questo ricordatelo, questa è la cosa importante: c’è gente che percorre le tue vene, i viali, i parchettini. Quando senti un po’ di prurito dentro, sai che deve essere qualcuno che fa un giro in bici.

Sì, è vero. E poi era ricco di bambini, nanetti di due tre anni, mamme che portavano a spasso i bambini. Poi c’era un bellissimo sole, era una giornata molto primaverile. Si stava proprio bene.

Perché dentro di te c’è anche la primavera, (Tina,) pensa che roba. Addirittura. Tutta la primavera dentro

Il luogo era un bosco, ma la cosa che mi è rimasta più impressa erano le chiazze di luce a terra. Era molto molto evidente la luce a terra; però era terra; era come se la parte in alto fosse molto scura, però coperta di foglie. E la luce che filtrava dalle foglie e dai rami, fosse proprio tanto tanto luminosa a terra.

Che luogo era, Marzia?

Era come un bosco

E che risorsa era la tua?

Sono sempre molto negativa …però la cosa che mi è venuta era onestà verso. Ho visto positività; quindi la parola che mi è venuta è onestà.

Quindi, il luogo della tua onestà, questo fogliame bellissimo che fa disegni di luce a terra.

Io ho fatto un viaggio che però era un viaggio di ricordi sulla mia infanzia. Quindi, sono tornata al fiume. Quando dicevi di individuare il posto in cui trovo la mia risorsa, ero in riva al fiume che guardavo, come facevo da piccola e ancora oggi faccio, i riflessi della luce fra l’acqua del fiume. La mia risorsa è, nonostante le tante zone d’ombra della vita, cercare di carpire la meraviglia. La luce nell’acqua è quello che ogni volta mi ricorda che c’è la meraviglia.

Dentro te c’è un fiume che riflette, con l’acqua la luce. Bellissimo.

Eri con qualcuno, (Bice), a raccontare oppure eri da sola?

Sì, ero con Olimpia. Olimpiaa, non ti vergognare. Spunta, spunta… Eccola

È stato un momento bellissimo, molto intenso perché ci siamo trovati a condividere, anche con profondità, questi racconti così intimi e profondi, proprio personali. Per me è stata un’esperienza molto bella sia quella che ha preceduto in cui ho visto il lago della dolcezza e sia quello in cui ci siamo ascoltate, io e Bice. È stato un momento preziosissimo, indimenticabile. Grazie, Bice, e grazie a tutti.

Qualcun altro vuole dire, prima di salutarci

Io ero sola, ho abitato la profondità del mare, azzurra, con dei delfini, con dei pesci colorati e tanta tanta pace e serenità. Tanta fluidità, tanta … mi viene da fare questo… (le mani, con le dita aperte, fanno un movimento armonico come si plasmassero unendosi e distanziandosi)

Ci sarebbe quasi da dire, Anna, che eri da sola, cioè eri con te e che eri testimone della tua esperienza.
Qual è la qualità che si rifletteva da questo oceano, Anna?

La leggerezza. Il planare sulle cose. Essere leggera.

Tanto per dire, ragazze ragazzi, questo gioco si può rifare tutti i giorni. Per conto tuo ti metti lì, otto minuti, e stai in contatto con una tua risorsa. Riconosci che hai un sacco di risorse all’interno. Adesso l’abbiamo fatto guidato da una voce; chiaramente è un po’ più facile, magari qualcuno ti porta via. Farlo da sole è meno semplice, però ci tenevo a fare una piccola esperienza di questo tipo con voi, ne avevo parlato con Alberto, perché, dal mio punto di vista, se c’è uno spazio in cui c’è radice di umanità e di gentilezza, parte un po’ da lì -dalla possibilità che ognuno di noi riconosce- tutta la conta dei propri tesori. Sapere che sono larga come una città, con dentro tutte quelle cose bellissime non è facile da tenere addosso come pensiero, lo so. Però, è una bella possibilità che ci tenevo a condividere con voi, anche per raccontarvi un’altra parte del mio lavoro, come dicevo prima, sì cantastorie, ma anche tanto lavoro di formazione con le persone, aiutando le persone a sviluppare le proprie risorse, le proprie competenze e le proprie qualità. Insomma, ci tenevo a condividere con voi questo angolino del mio lavoro.




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